sabato 23 aprile 2011

Il tocco del chitarrista

Nel video sull'impostazione che puoi scaricare gratuitamente su questo blog, ho introdotto anche la posizione della mano destra.


Ora voglio però soffermarmi sul "tocco" della mano destra sulle corde singole. Ogni chitarrista ha il proprio tocco che lo contraddistingue e proprie caratteristiche fisiche.


In base a queste, possono verificarsi alcune differenze di approccio allo strumento. Ad esempio per chi è di bassa statura il braccio destro si appoggerà al corpo della chitarra più verso il gomito, mentre, per una persona molto alta, il punto di appoggio sarà più prossimo al polso. 


Ora, vista la posizione che la mano destra dovrà assumere rispetto alle corde, vediamo come queste vengono messe in vibrazione.


Tale azione consiste in 2 fasi ben precise che il didatta Mauro Storti definisce: una fase di tensione nel momento in cui sollecitiamo la corda, e una fase di sganciamento del dito dalla corda, in cui quest'ultima inizia a vibrare emettendo quindi la nota.


La fase di tensione avviene in 2 modi: per spinta o per trazione, in base alla direzione della nostra forza. La "spinta" ha luogo sollecitando la corda in direzione del piano armonico (tavola), mentre la "trazione" avviene  pizzicando la corda con un dito in direzione opposta.


Normalmente, salvo determinate indicazioni, il punto di contatto con la corda avviene con la parte interna dell'unghia, per cui l'indice, il medio e l'anulare spingeranno la corda verso l'alto, mentre il pollice agirà verso il basso.


Anche la fase di sganciamento avviene in 2 modi: 
  • In direzione del piano armonico, appoggiando il dito alla corda vicina.
  • Con l'allontanamento del dito dalla corda. ATTENZIONE: è importante non muovere la mano, ma limitarsi a fare leva sulla falange.
Di conseguenza avremo 3 tipi di tocco:
  1. Tocco volante (o libero)
  2. Tocco appoggiato
  3. Tocco teso
Il tocco volante inizia con una prima fase di "trazione" e una successiva fase di sganciamento verso l'esterno. Questo a seconda della forza con cui sollecitiamo la corda può dare origine a un suono piuttosto delicato, povero di armoniche e poco sonoro, o a un effetto "strappato" utilizzato solo occasionalmente.

Il tocco appoggiato è molto utilizzato sia in velocità che per ottenere note particolarmente chiare o sonore. Nella prima fase il dito "spinge" la corda verso il piano armonico, e successivamente si conclude appoggiando il dito alla corda vicina.

Il tocco teso (termine, anche questo coniato da Mauro Storti) è una via di mezzo tra i 2. Spingendo la corda amplifichiamo le vibrazioni all'interno della cassa armonica, e rilasciando il dito senza appoggiarlo alla corda vicina ci permette un maggior controllo sulla chitarra, in quanto il dito è ancora libero di muoversi.

Nella chitarra classica esistono molti modi di utilizzare le dita della mano destra, e ogni modo ha una sua collocazione ben precisa. Conoscere la tecnica e metterla in pratica è un qualcosa di ben lontano dal "tecnicismo" e dalla regola sofisticata. Si tratta semplicemente di avere le armi migliori per ottenere gli effetti sonori che abbiamo nella mente.

1 commento:

  1. E' proprio vero, Davide, che "tecnica" non è "tecnicismo", anzi: è proprio il contrario.

    Conoscere la tecnica aiuta a suonare in modo più consapevole ogni singola nota e aiuta a trovare un tipo di suono diverso per ogni nostra esigenza.

    Anche la stessa "impostazione" del dito (attacco più laterale o più frontale nei confronti della corda) ci puo' dare un suono più nasale o un suono più scuro.

    Se poi uniamo l'attacco (e quindi questa 'impostazione' più o meno laterale) al rilascio (tocco libero, appoggiato o teso), alla posizione della mano sulla chitarra (più vicina al ponticello, o sulla buca o più spostata verso il XII tasto), ecco qui che le possibilità di suono sono veramente ... infinite.

    Grazie
    Ciao
    Barbara Polacchi

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