mercoledì 1 giugno 2011

Musica come Espressione

Mi viene chiesto molto spesso come sia possibile esprimere la propria personalità quando ci troviamo di fronte a un brano scritto tutto nel dettaglio, dove pare non esserci molta libertà da parte dell'esecutore.


Premettendo che tutta la musica è scritta, è giusto comunque fare una distinzione tra chi la esegue e chi invece la interpreta.


La differenza tra un musicista che si limita a seguire lo spartito eseguendo il brano e chi invece lo "interpreta" pur mantenendo fede a quanto voluto dalla musica, è certamente un qualcosa di molto profondo, e risiede nel campo delle emozioni. Chi sa interpretare ha la capacità di emozionare, al contrario dell'esecutore-robot che, per quanto sia "tecnicamente" preparato, ha una personalità poco più forte di un Midi File.


Io direi che là dove sei meno libero di esprimere la tua personalità attraverso libere improvvisazioni, abbellimenti e via dicendo, è certamente più difficile, ma una volta acquisita una buona conoscenza musicale, e, soprattutto, una volta sviscerato il brano che vogliamo suonare, ecco che il risultato è più che evidente.


Come esprimere la propria personalità in un brano?


Dipende moltissimo da "cosa" vogliamo interpretare. Parliamo di musica dell'800 o barocca? Musica classica o tardo-romantica? Musica del '900 o contemporanea? Si tratta di un brano originale per chitarra o di una trascrizione? 


Chiaramente sono tutte domande che dobbiamo porci per capire come affrontare un dato tipo di musica, ma per evitare di fare un discorso troppo ampio, preferisco sottolineare che la lettura dello spartito è sicuramente indispensabile.


A volte è proprio la musica in sé con le sue tensioni e i suoi fraseggi che ci suggerisce l'esecuzione migliore. La nostra personalità si distingue attraverso la scelta di alcuni accenti, di alcuni rallentati, di alcune dinamiche che, pur non distaccandosi da ciò che ci comunica lo spartito, ci rende capaci di "trasmettere" l'emozione voluta dal brano.


Chiaramente è molto, ma molto più facile esprimersi durante un'improvvisazione, oppure nel corso di un brano rock. Ma qui non parliamo di "inventare" o "creare", ma semplicemente di ottenere quel "tocco" che è esclusivamente nostro. Il tocco che distingue Brian May da Mark Knopfler o Santana da Steve Vai. Se questi artisti suonassero la stessa musica, sono sicuro che la suonerebbero diversamente pur eseguendo le stesse identiche note.


La stessa distinzione la possiamo fare tra i chitarristi classici: John Williams e Julian Bream suonano diversamente lo stesso repertorio pur essendo entrambi grandi artisti, e nessuno dei 2 corrisponderebbe al tipico esecutore-robot.


Qui parliamo di chitarra, ma è chiaro che lo stesso concetto possiamo allargarlo a qualunque altro strumento. Vale anche ai cantanti o addirittura, anche se in modo più complesso, ai compositori.


Il musicista che interpreta un brano, penso sia lecito paragonarlo a un bravo attore. L'attore conosce perfettamente la parte, e, quando ci emozioniamo nel sentirlo recitare, ciò accade poiché egli, dopo aver imparato ogni virgola del copione, se n'è in un certo senso dimenticato. Ha reso propria la scena, l'ha sviscerata e può tranquillamente riflettervi all'interno la sua personalità, regalandoci lacrime, sorrisi, paura, sollievo o altro ancora.


La musica non è altro che un pezzo di carta scritto fin quando non vi è qualcuno capace di dargli vita.

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