mercoledì 8 agosto 2012

La musica che hai dentro

Ciao, oggi voglio rispondere a una domanda molto interessante di Luca, il quale si è accorto dopo diversi anni di apprendimento della chitarra classica e nonostante un serio studio della tecnica, si accorge che, se si trovasse su un'isola deserta, solo con il suo strumento, e senza alcuno spartito in mano, non saprebbe cosa suonare!

Come? Se mi chiedi cosa suonare riesco a farti sentire solo qualche giro armonico o qualche brano a memoria?

Nulla di strano..... Luca non è certo l'unico!

Il motivo? Alcuni fissati dell'anti-didattica si lancerebbero contro i metodi del Conservatorio sostenendo che insegnano a essere degli esecutori molto bravi ma non danno le basi dell'improvvisazione, altri direbbero che solo lo studio del jazz ti porta a saper improvvisare, o altri ancora sono fermi col pensare che SE NON HAI LA MUSICA DENTRO DIFFICILMENTE PUOI FARLA USCIRE! In ogni caso credo si tratti di giudizi sparati a zero senza riflettere.

Ecco quello che penso. Secondo me alcuni metodi di didattica possono effettivamente portare a "chiudere" l'espressione interiore e la capacità di improvvisare, e di questo si tratta, ma allo stesso tempo anche lo studio dell'improvvisazione fine a sè stessa e dell'armonica applicata rende tutto il processo estremamente meccanico e stereotipato.

Non credo sia solo il metodo di studio il problema, ma anche e soprattutto l'approccio che abbiamo noi nei confronti di quel metodo. Le scale sono essenziali per una padronanza tecnica, ma eseguite come fossero solo un esercizio le rendono poco applicabili all'interno di un brano o di un'improvvisazione.

Prova ad esempio a suonare la scala o un qualunque esercizio tecnico come se si trattasse di un brano vero e proprio, o almeno affrontalo come se lo fosse. Così facendo, senza accorgtene, stai già risvegliando la musica che è dentro di te. Prova adesso!

Tutti noi abbiamo la musica dentro, dobbiamo solo imparare ad ascoltare. Quanti di noi sa davvero ascoltare? A questo proposito mi viene in mente un bellissimo film che spero tu abbia visto che è "La musica nel cuore" che parla di un ragazzino in cerca dei genitori, e lo fa con la sola arma che ha a disposizione: la musica. Se non lo hai visto di consiglio fortemente di guardarlo! Qui sotto puoi vedere il trailer in italiano che ho postato per alcune frasi chiave, più che altro dal secondo minuto in poi.

Tutti sono in grado di creare, e sono sicuro che se Luca si trovasse solo in un'isola deserta con la sua chitarra, all'inizio probabilmente non saprebbe cosa suonare per via della mancanza di abitudine, ma con l'andare del tempo qualcosa si sveglierebbe dentro di lui portandolo a risvegliare la musica che ha dentro.

La capacità di improvvisare necessita sicuramente di un lavoro mirato di cui ora è inutile parlare, ma ritengo che troppo di ogni cosa generi l'effetto opposto a quello desiderato. La pratica sul campo è ciò che fa la differenza.

Se suoniamo la chitarra solo ed esclusivamente seguendo lo spartito rischiamo di perdere di vista che quello che stiamo suonando sia musica, e non una serie di note legate l'una all'altra; se studiamo l'improvvisazione solo ed esclusivamente attraverso uno studio teorico o l'analisi di ogni brano o fraseggio, rischiamo di non sapere più che all'interno delle parti che analizziamo ci sono e ci devono essere delle emozioni che ci permettono di sentire con l'orecchio interiore.

Suonare la chitarra è anche e soprattutto questo: è saper ascoltare la musica che abbiamo dentro. Quando riusciamo a capire questo, prendere una chitarra in mano non ci fa più sentire quello strano bisogno di un pezzo di carta da seguire.

Ripeto, tutto è necessario! Lo studio della tecnica, la lettura dello spartito, l'improvvisazione, l'ascolto, e perfino la ricerca interiore e molto altro ancora! Tutto è necessario, e talvolta lo studio di una cosa ci porta a migliorare un aspetto diverso da quello per cui ci stavamo esercitando.

Tutto è necessario e tutto dev'essere visto come un mezzo per migliorare, ma ascoltare la musica che abbiamo dentro è indispensabile per qualunque obbiettivo ci poniamo.

Lasciami un commento qui sotto se ti è piaciuto l'articolo. Alla prossima,

E Buona Musica

Davide

2 commenti:

  1. Parole sacrosante Davide quelle che hai scritto.
    La difficoltà sta proprio nell'uscire dagli schemi dell'esecuzione del brano, ascoltare quello che si suona e non fossilizzarsi nell' interpretare in modo perfetto quello che è scritto nello spartito. Ma non è facile. Credo che questo sia il cosidetto salto di qualità, che se riesci a farlo puoi diventare anche un buon musicista.
    Il problema che ho io è quello di tanti anche perchè altrimenti tutti potremmo essere musicisti.
    Forse una buona soluzione sarebbe quella di suonare ad occhi chiusi e sentire quello che riesci a tirar fuori dal tuo strumento.
    A volte quando guardo su internet, i siti dove ci sono quelli che ti insegnano la chitarra, inorridisco nel vedere quelli che per dimostrare che sanno suonare la chitarra, ti fanno l'esecuzione di scale pentatoniche a 1000 all'ora, e per vedere quello che hanno suonato ti tocca rallentare il video all'ennesima potenza.

    Il film l'ho visto ed è bellissimo, ed in parte è stato anche quello che mi ha invogliato a riprendere in mano la chitarra e a non buttare via tutti gli anni di studio.
    Forse sarebbe il caso di riguardarlo, e chissà forse ora mi darebbe l'ispirazione giusta per suonare sentendomi la musica dentro.
    Ciao Davide e grazie per l'articolo.
    Luca

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  2. Sono d'accordo; il film l'ho visto due volte. Parafrasando Kant mi verrebbe da dire: "La musica senza tecnica è cieca, la tecnica senza musica è vuota".
    Michelangelo

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